Vent’anni da videomaker – 1994

video killer locandina

1994 – COME TUTTO EBBE INIZIO

Vent’anni fa giravo i miei primi due corti, se non ci avessi pensato qualche giorno fa mi sarei fatto sfuggire l’occasione di festeggiare l’anniversario della mia attività filmica e sarebbe stato un vero peccato.

Era il 1994, la mia esperienza teatrale era da poco terminata e in quel momento avevo l’esigenza di realizzare qualcosa che richiedesse meno tempo rispetto alla messa in scena di uno spettacolo. In effetti ero ancora provato dall’ultima fatica che aveva richiesto molti mesi di lavoro, ma che ci aveva regalato grandi soddisfazioni con un tutto esaurito di una settimana in un teatro di Roma.

A quel tempo realizzare un cortometraggio non era facile come lo è oggi, anzi era quasi un’impresa impossibile per uno che non fosse del mestiere o che non avesse apparecchiature professionali adeguate. Io avevo soltanto una videocamerina e due videoregistratori vhs, avevo però grandi amici da coinvolgere nelle mie follie e questo mi bastava. Per fare il montaggio non c’erano ancora i computer, c’erano soltanto costose centraline che però io non avevo, dovevo quindi necessariamente passare per il montaggio con due registratori…. play e rec… una follia! Chi sa di cosa sto parlando lo può confermare.

Feci il primo fallimentare tentativo di realizzare un film un anno prima, nell’estate del 1993, un folle lungometraggio dal titolo “Noi di capanna” che fortunatamente non riuscii mai a portare a termine. Non mi ero minimamente reso conto di quello che stavo cercando di fare e soprattutto non avevo idea della mole di lavoro che avrei dovuto affrontare per realizzare un film. Dichiarai il progetto clinicamente morto dopo sole tre giornate di riprese. Di quell’esperienza conservo memorabili scene girate, una su tutte quella in cui un uomo in mutande prende a calci e pugni ciccio bello! … Avevo detto che era folle no? 😀

Grazie all’esperienza di “Noi di capanna” ricalibrai il tiro e un anno dopo iniziai la mia “carriera cinematografica” con un corto di tre minuti girato col mio amico Oliviero a casa dei miei: “Video killer”.  Per non farmi mancare nulla scelsi subito un lavoro con degli effetti speciali, avevo bisogno di una mezza figura umana in movimento che volasse per la stanza… dopo giorni passati a pensare soltanto a come realizzare quell’effetto, mi inventai qualcosa con una titolatrice, non so più come feci, ma ricordo bene la sorpresa nel vedere che quel sistema funzionava.

Poco dopo sul televisore scorrevano immagini, a dire il vero parecchio bruttine, di una silohuette a mezzo busto che volava in sovraimpressione… era fatta! Da quel momento in poi sarebbe stato tutto (o quasi) possibile, era iniziata una grande passione che non mi avrebbe mai più abbandonato.

All’epoca, di festival a cui presentare i propri lavori ne esistevano pochissimi e soprattutto, nell’era pre-internet, era difficile venirne a conoscenza. Trovai su una rivista un articoletto che pubblicizzava un concorso la cui serata conclusiva si sarebbe svolta in un noto locale di Roma. Mandai il mio lavoro e con grande sorpresa il corto entrò fra i finalisti. Vi lascio immaginare la felicità per quella notizia, io e il mio amico andammo alla serata e vedemmo il nostro corto proiettato su grande (ma neanche tanto) schermo. A pensarci oggi fu una serata abbastanza deludente, una carrellata di corti mandati uno dietro l’altro senza che nessuno li presentasse o coinvolgesse gli autori… forse una delle peggiori serate di corti a cui ho assistito in tutti questi anni, ma in quel momento per noi era come essere a Los Angeles per la notte degli oscar, soltanto il fatto di veder proiettato il proprio lavoro era un’emozione senza pari.

Questa inaspettata “affermazione” nel mondo dei corti mi spinse subito a scriverne uno nuovo e, a differenza del visionario “Video killer”, questo avrebbe dovuto raccontare una storia più comprensibile e divertente. Avevo da poco letto un racconto di Apollinare che trovavo perfetto per una trasposizione cinematografica, ispirandomi a quel racconto scrissi e girai “Il camaleonte” un corto di ben 13 minuti con la partecipazione di molti attori. Un simpatico aneddoto che mi piace raccontare di questo corto è che una scena prevedeva che il protagonista corresse nudo in un campo, inseguito da un uomo con una pistola. Per questa scena avevo bisogno quindi di due cose: una pistola che sembrasse vera e di un posto qualunque in mezzo alla campagna dove girare senza che nessuno ci vedesse. Incaricai il mio amico fraterno Maurizio (protagonista del corto) di trovare entrambe le cose e dopo qualche giorno il mio efficiente collaboratore mi assicurò di aver trovato tutte e due le cose ed io ne fui di molto sollevato. Fu così che il giorno delle riprese ci ritrovammo a girare in una zona militare col divieto di accesso (in effetti non c’era nessuno) e con una pistola vera (il tizio che gliela aveva prestata collezionava pistole). Immaginate se fossero arrivati dei militari mentre un tizio vestito di nero e con una vera pistola correva dietro ad un uomo nudo in una zona in cui era vietato entrare… il tutto mentre io riprendevo con una videocamera! Sarebbe stato difficile dare spiegazioni credibili 🙂

E comunque fra mille problemi il corto venne girato e montato in tutta fretta per poter partecipare ad un concorso organizzato da ERI/RAI, mancava soltanto il doppiaggio (non mi ricordo per quale motivo decidemmo di girare il corto senza presa diretta) e restava soltanto un giorno per partecipare al concorso. Maurizio usciva proprio quel pomeriggio dall’ospedale dopo un intervento per appendicite. Presi i miei due vhs, un vecchio mixer, due microfoni, un lettore cd e scaricai tutto  a casa sua.  In quel lungo pomeriggio concludemmo il doppiaggio con tanto di aggiunta di musiche, tutto rigorosamente in diretta e tutto rigorosamente fatto male. Lo stoico amico, appena dimesso, non riusciva a stare seduto per il dolore alla ferita, rimase in piedi per ore, sofferente, cercando di doppiare come meglio poteva quello che alla fine risultò essere il corto vincitore del concorso. Proprio così, quel filmetto amatoriale, di bassa qualità e con l’audio fuori sincro aveva vinto il concorso RAI, ex aequo con un altro corto. Mi venne data comunicazione via lettera un paio di mesi più tardi, due righe con cui mi davano la grande notizia senza alcun dettaglio aggiuntivo, soltanto due squallide righe, le due righe più belle di quell’anno.

A quel punto nessuno poteva più fermarmi.

Continua… (forse)

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la mia videocamera Hi8

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Io, Maurizio (in piedi) e Sergio durante una pausa nelle riprese del corto.

 

 
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